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Affitto di Poltrona o di Cabina

Buongiorno Ragazze,

continuo il percorso per cercare di fare chiarezza su argomenti alle volte semplici e alle volte un pò "intrecciati" tra leggi, "per sentito dire", convinzioni popolari ect.

 

Oggi Vi voglio parlare dell'affitto di cabina!

 

Per cominciare, si tratta di un contratto, attraverso il quale l’estetista concede in uso una parte dei propri locali nei quale svolge l’attività, ad un altro soggetto, estetista, in possesso della relativa abilitazione professionale, affinché questi eserciti, in piena autonomia, la propria attività. 

 

Chi utilizzerà i locali, dovrà pagare un canone che può prevedere, in base agli accordi tra le parti, ad esempio:

 

l'utilizzo di attrezzature del concedente

Il consumo di prodotti del concedente

la quota dei consumi di energia la quota delle altre spese (pulizia locali, condominiali, ecc.)

 

Tutto questo va specificato nel contratto di locazione, come prevede la legge all’art. 1615 del Codice Civile (Gestione e godimento della cosa produttiva), rientrante nelle disposizioni relative all’affitto.

L'affittuario può gestire ed utilizzare i beni mobili ed immobili specificamente indicati nel contratto di locazione in modo da farli confluire nell’ambito di un’azienda propriamente intesa, nella quale fare rientrare anche altri eventuali beni apportati dall’affittuario in senso complementare o accessorio rispetto ai beni concessi in locazione.

In sostanza, l’azienda viene organizzata dall’affittuario in veste di imprenditore.

Si rileva la necessità che nel contratto siano regolati in modo preciso i limiti e i contenuti delle rispettive obbligazioni.

Il contratto deve necessariamente prevedere la durata dello stesso e disciplinare l’eventuale ricorso al recesso anticipato. Può inoltre prevedere le cause che legittimano il titolare del salone/studio a risolvere anticipatamente il contratto.

Deve contenere l’esatta individuazione della parte dei locali concessa in uso. Relativamente alla poltrona/cabina concessa in affitto (e la connessa dotazione strumentale) non dovrà essere “una” poltrona (quella al momento libera) ma ”quella” poltrona, con le sue specifiche caratteristiche e con la cura della stessa affidata pienamente all’affittuario.

Deve prevedere specifiche clausole riguardanti l’eventuale utilizzo di prodotti e di attrezzature.

Per quanto riguarda l’utilizzo di prodotti e in generale i materiali di consumo, si è dell’avviso che sia di gran lunga preferibile che questi non siano condivisi (neppure dietro pagamento forfetario) ma autonomamente acquistati da ciascuno degli imprenditori.

Deve naturalmente contenere l’entità del canone d’affitto concordato, e le relative modalità di pagamento.

Dovrà disciplinare il rimborso delle spese per utenze, le cui fatture resteranno intestate al titolare 7 del salone/studio, quali le spese per energia elettrica, di riscaldamento, eventuali spese condominiali, stabilendo il criterio di ripartizione e la modalità di pagamento.

L’accordo deve essere adattato alla specifica situazione, con l’inserimento di altre “regole” convenute, quali:

• orari di apertura (potrebbero non essere coincidenti per le due imprese);

• eventuale limitazione temporale della cessione in uso (esempio: solo alcuni giorni predefiniti della settimana);

• clausole di tipo “comportamentale” riguardante ogni altro rapporto fra le parti, nonché altre finalizzate alla salvaguardia del buon nome del titolare del salone/studio e del buon rapporto con la clientela.

Riveste la massima importanza, quindi, che siano definiti con precisione tutti i contenuti contrattuali, con i relativi diritti ed obblighi delle parti, al fine di sancire la netta separazione delle rispettive aziende.

Dovranno essere chiare e definite le rispettive responsabilità, sul piano civile, nei rapporti con la rispettiva clientela, e nei rapporti con la pubblica amministrazione.

Particolare attenzione deve essere posta, in particolare, agli obblighi di natura fiscale, ambientale e in materia di sicurezza del lavoro.

Il contratto, infine, deve rimarcare che i contraenti agiscono ognuno in posizione autonoma, escludendo la possibilità che un contraente impartisca ordini o indicazioni all’altro contraente in merito alle prestazioni da effettuare.

 

Lati positivi:

 

Beh! innanzi tutto un risvolto economico positivo per chi mette a disposizione parte della propria struttura (e di questi tempi non è male) e nuovi posti di lavoro che vanno a contrastare il lavoro abusivo (non commento questo punto in quanto potrei parlarne per ore).

 

Ora andiamo nel dettaglio di: cosa prevede la legge per poter affittare una propria cabina.

 

Per la legislazione italiana l’attività di estetica deve essere esercitata in forma di impresa individuale o società in possesso di partita IVA e iscrizione alla Camera di commercio (CCIAA), all’INPS e all’INAIL.

L’inizio attività è subordinato, previa verifica del possesso dei requisiti professionali richiesti, alla presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) allo Sportello unico attività produttive (SUAP) del comune ove è stabilita la sede dell’impresa.

La SCIA, presentata singolarmente o all’interno della pratica della CCIAA, deve contenere oltre ai dati anagrafici del soggetto che la presenta e dell’impresa, i riferimenti di colui che in possesso dei requisiti professionali è identificato come “Responsabile tecnico”, anche:

• l’attestazione del possesso dei requisiti professionali;

• l’autocertificazione dei requisiti urbanistici, di destinazione d’uso, in materia ambientale, di prevenzione e sicurezza dei locali;

• l’autocertificazione dei requisiti igienico sanitari delle attrezzature.

In alcune regioni, ad esempio Piemonte, Lombardia, Toscana, Marche ed Abruzzo, la poltrona/cabina in affitto risulta essere una modalità diffusa tanto da portare i comuni a sviluppare un modello di SCIA specifico e direttive dirigenziali per fornire agli operatori del settore precise indicazioni procedurali ed operative alle quali fare riferimento.

In Toscana, CNA ha collaborato, tra l’altro, con l’Unione dei Comuni della Valdera, in provincia di Pisa, per uniformare le procedure per l’avvio della così detta “Poltrona in affitto” in locali già autorizzati per le attività di acconciatore ed estetica.

Da tale collaborazione è scaturita una direttiva che contiene le indicazioni per l’esercizio dell’attività di affitto di poltrona e che in particolare dispone:

1) il rispetto dei requisiti professionali, tecnico-strutturali ed igienico-sanitari, indispensabili per l’esercizio della singola attività;

2) la stipula di un contratto tra le parti esercenti le due attività nel quale sono evidenziate in maniera dettagliata le rispettive aree di lavoro, le responsabilità e modalità di utilizzo degli strumenti da lavoro, dei locali, agli impianti e all’applicazione in generale della normativa in materia di sicurezza dei lavoratori e dei luoghi di lavoro;

3) in ogni caso, le due attività dovranno aprire autonoma posizione presso la competente C.C.I.A.A. e il rapporto contrattuale che lega le due attività atterrà alla sfera privatistica.

 

Direi che per oggi di informazioni ve ne ho date abbastanza.

Ma non è finita qui...mi sto informando sui risvolti fiscali inerenti l'affitto, la sicurezza sul lavoro e tutte quelle altre norme che non si possono non tenere in considerazione quando si sceglie questa strada.

 

Alla prossima ragazze e...se avete domande, scrivetemi!

 

Valentina

 

Fonte: CNA Benessere e Sanità

 

Pubblicato il 05/11/2015

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